lunedì 19 settembre 2016

Tsumiki No Ie: un grande capolavoro in 12 minuti


E' difficile che io dia del capolavoro ad un anime. Prima di tutto perché gli anime, sì, mi annoiano. Già, sembrerà un'eresia ma gli anime mi annoiano davvero molto. Cosa che invece non vale per i manga, o più in generale per qualsiasi fumetto.
Poi perché, nell'eccessiva lunghezza che c'è in ogni episodio, è per me difficile trovare in qualcosa un capolavoro. Ecco, molti si lamentano, nel fumetto italiano, che il formato Bonelli sia molto scomodo per gli scrittori, in quella gabbia delle 100 pagine "per forza", in cui forse molte storie renderebbero meglio con meno pagine, meno allungamenti inutili e pesanti. Ecco, se spostiamo questo ragionamento con gli anime, io penso lo stessa cosa.
Per questo, spesso, i corti riescono spesso in alcune imprese. Questa volta, per esempio, ho trovato davvero un capolavoro. Ai livelli così alti che quasi non avrei mai creduto che fosse un anime.
Parlo di Tsumiki No Le (lett. la casa dei piccoli cubi), un piccolo corto di 12 minuti, diretto da Kunio Kato, che di emozioni ne da tante. Senza dover scadere nel banale, senza dover raccontare storie impossibili e forzatamente tristi.

Se proprio devo dirla tutta, spesso visiono dei corti perché, come già detto, mi annoio a stare più di 20 minuti a guardare qualcosa al PC. Ero quindi, in un attimo di noia intento nel cercare qualche buon corto (e in uno mi sono già imbattuto), quando trovo questo.
Un anime che in fondo non lo sembra neppure.


Tsumiki No Ie è la storia di un signore anziano. Ma forse anche la storia di molte, molte persone. Ed è anche la storia di una metaforica città, in cui ogni giorno l'acqua si alza sempre di più. Gli abitanti quindi, sono spesso costretti ogni volta ad alzare la casa di un altro piano, per evitare di vivere sommersi. Così, la storia di questo simpatico vecchietto può cominciare, senza parole o altro. Nella sua solitudine, nella sua quotidianità, sarà costretto per l'ennesima volta ad alzare di un altro piano la casa, e di, sempre per l'ennesima volta, spostare tutti i mobili di sopra. Sarà a quel punto che la sua pipa, sempre tenuta in bocca, cadrà di sotto, nei piano inferiori. E il vecchietto, senza poter far nulla, tenterà di recuperarla comprando una tuta da sub. Così, la leggera e malinconica quotidianità diventa un viaggio metaforico attraverso la propria vita: ogni piano della casa ne rappresenterà un pezzo diverso, un preciso istante, un accadimento che si ha nel cuore. Ogni piano della casa, sempre sommerso, avrà un valore sentimentale diverso, rievocando ogni volta diversi ricordi.












Dalla morte della moglie al matrimonio della figlia, finendo con la propria giovinezza felice giovinezza, in cerca di un amore che, in fondo, ci stava cercando giocando in tondo, l'anziano signore potrà vivere un viaggio a ritroso della propria vita, ogni volta scendendo sempre più giù, sempre più lontano in luoghi sempre più freddi e dimenticati, ma allo stesso tempo caldi e importantissimi per lui.
In questo fantastico crescendo di emozioni, in cui il povero vecchietto sembrava aver dimenticato perfino il suo scopo di quella "visita", quando le musiche arriveranno al loro picco tutto si fermerà, tornando alla normalità in una scena molto toccante.
E allora sarà il momento di tornare su, nel nuovo piano della casa. E brindare, quella sera, con due calici.
Anche se tremendamente soli.















Il corto non presenta parole perché, alla fine, non ne servono. Ogni emozione è ben scandita dalle immagini e dalle stupende musiche di Kenji Kondo e dalle, sempre più belle, metafore ogni volta ripiene di diversi messaggi.
Le inquadrature riescono ogni volta a rievocare diverse sensazioni, grazie anche alle prospettive sempre diverse ed accattivanti. I disegni sono qualcosa di stupendo, che si distaccano dal classico giapponese moderno, che io trovo molto brutto. Quei colori a pastello poi, sono una scelta azzeccata.

Alla fine, tutto è perfetto. E sarà impossibile non rimanere emozionati alla fine della visione.
Il regista, Kunio Kato, cura ogni cosa nei minimi dettagli. La cittadina rende tantissimo, con quei palazzi rappresentanti la vita sempre più alti, per fronteggiare il pericolo del mare. Si vedranno piccole case di gente che non ce l'ha fatta, e altre più alte di chi ci ha provato. Ma alla fine, quella che ogni volta si riesce sempre a difendere sarà sempre quella. Dell'uomo che, alla fine, non ha più nulla.